Ma come? Non si può più mangiare una pizza a Lugano che ti piombano gli SWAT in ufficio. O almeno questo é il messaggio che lo stilista Philipp Plein ha voluto comunicare. La vicenda é abbastanza ridicola: PP era in ufficio con dei collaboratori alle 23:30, l’ispettorato del lavoro fa “irruzione” e intima a tutti di smettere di lavorare, così Philipp pensa bene di farne un caso di stato su Instagram. Ma siamo sicuri di aver capito la vicenda?

Chi é Philipp Plein?

Per chi non lo sapesse, Philipp Plein, é uno stilista tedesco arrivato al successo grazie al reality “Germany’s Next Top Model”. Da alcuni anni ha scelto Lugano e Riva San Vitale quale quartier generale della sua casa di moda, a suo dire per la grande ispirazione che da il territorio (anche se il fattore fiscale é molto più probabile)

 

Cosa é successo?

Secondo lo stilista, lui, dei suoi collaboratori e due fornitori, erano in ufficio alle 23:30 a mangiare una pizza, quando degli ispettori del lavoro sono entrati nello stabile, hanno chiesto a tutti i documenti e hanno obbligato tutti a tornare a casa.

“Siamo stati trattati come dei criminali” tuona indignato PP

Continua dicendo che non é la prima volta che la sua azienda viene trattata così. Già in un’altra occasione dagli informatici che stavano installando dei pc e un server, quando l’ispettorato li ha obbligati a lasciare il posto di lavoro.

Aggiunge inoltre che una persona che impiega 140 dipendenti e genera 300 milioni di fatturato non dovrebbe essere trattata così.

 

Cosa dice la controparte?

L’ispettorato dal canto suo dice che é intervenuto in base alle molte segnalazioni dei sindacati. Questi ultimi hanno confermato che ci sarebbero molti dipendenti che avrebbero denunciato numerose situazioni ambigue in seno alla casa di modi da Philipp Plein.

Non é passato molto tempo che alcuni ex-dipendenti si non fatti avanti con la stampa.

Si é venuto a sapere dei ritmi incalzanti di lavoro, dove entravano in ufficio la mattina e ne uscivano alle 2-3 di notte, per poi tornarci poche ore dopo. Addirittura ci sono stati picchi di lavoro di quasi 24 ore, senza ovviamente corrispondere extra o straordinari. Hanno raccontato dei licenziamenti, anche sommari (in particolare quello di un ex-direttore: Vuoi dare le dimissioni? Bene licenzio 3 tuoi colleghi), che sarebbero all’ordine del giorno. Dipendenti fatti viaggiare da un capo all’altro del mondo sono per un capriccio di Philipp. Tutto questo in nome della moda.

 

Come é proseguita la questione

Da buon personaggio dei reality show, non poteva che essere spettacolare. 200 rose bianche al sindaco di Lugano e dichiarazioni fiume dove diceva tutto e il contrario di tutto.

“Sottolineo: non lavoriamo di notte” poi poche righe dopo “Capita a volte di lavorare di notte, si deve.”

Tanti contrari, ma anche favorevoli, come il rampollo Nicola Schulz Bizzozzero-Crivelli, personaggio che ogni tanto deve finire sulla stampa per qualche arcano motivo.

 

Cosa dice la legge sul lavoro

Innanzitutto la legge é Federale e non Cantonale, mi dispiace deludere tutti quelli del “Buuuuu sempre a farci riconosce in Ticino”. La cosa sarebbe successa ugualmente a Zurigo o a Losanna.

Nella OLL, alla sezione 6 articolo 27 definisce i presupposti del lavoro notturno. Mentre l’articolo 29 definisce le tipologie di lavoro notturno.

Svolge un lavoro notturno temporaneo il lavoratore occupato durante al massimo 24 notti per anno civile. In questo caso, il lavoratore ha diritto ad un supplemento salariale del 25 per cento almeno.

Questo potrebbe essere il caso di PP, ma fatto salvo i casi riportati nell’Ordinanza 2 concernente la Legge sul lavoro, il lavoro notturno necessita l’ottenimento di un’autorizzazione da parte della SECO.

Prendiamo in esame anche il caso degli informatici bloccati all’ispettorato del lavoro. L’installazione di 6 pc e un server non sono un evento eccezionale, ma ben pianificato quindi avrebbero dovuto chiedere un’autorizzazione al lavoro notturno, così avrebbero portato a termine il loro compito senza disservizi per i 140 dipendenti. Quindi la colpa é di chi controlla o di chi non ha chiesto i permessi?

 

Io produco quindi posso

Ora la questione é questa. L’opinione pubblica si é divisa in due fazioni: chi dice che i diritti dei lavoratori sono sacri e chi li vuole sacrificati in nome del dio denaro.

PP é stato abbastanza chiaro, puntando sui 140 posti di lavoro e sui 300 milioni di fatturato lui vorrebbe che sia esentato dall’ Ordinanza federale sul Lavoro. Senza entrare nel merito della provenienza dei dipendenti, in Ticino ci sono anche aziende molto più grandi di PP che non si arrogano il diritto di piegare le leggi, ma le seguono e continuano a fatturare