Il mondo è pieno di simboli che ci avvertono di far attenzione. Molti di questi sono facili da capire, perché molto riconoscibili, come una fiamma o una persona che scivola sul pavimento bagnato. Ma alcuni concetti sono difficili da comunicare visivamente, ma é vitale che siano chiari per uomini di diverse culture ed estrazioni sociali. Vediamo insieme quali sfide devono affrontare i designer nello creare alcuni dei più famosi simboli del nostro tempo.

Gli albori dei segnali di pericolo

Prendi il Jolly Roger, per esempio. Era una volta uno dei simboli più temuti al mondo. Rappresenta la morte, pirati e veleno. Ma oggi? A un teschio con le ossa incrociate è associato più a tesori, film di successo o Halloween che a un pericolo reale. Progettare qualcosa che mantenga il suo significato nel tempo è sorprendentemente difficile.

All’inizio del ventesimo secolo, c’era urgentemente bisogno di un nuovo tipo di simbolo di avvertimento. All’epoca non esisteva uno standard universale per comunicare la presenza di materiali biologici pericolosi.

I laboratori dell’Esercito degli Stati Uniti utilizzavano un triangolo blu capovolto. Quelli della Marina usavano un rettangolo rosa. La convenzione postale universale usava un bastone di Asclepio bianchi su uno sfondo violetto. La mancanza di coerenza mette le persone a rischio di infezioni letali.

Così, nel 1966, un gruppo di ingegneri e designer della Dow Chemical decise di creare il migliore simbolo possibile per i materiali a rischio biologico.
Hanno stabilito sei criteri di progettazione:

  1. Suggestivo nella forma per attirare l’attenzione immediatamente
  2. Unico e assolutamente non ambiguo, per evitare confusione con altri simboli
  3. Rapidamente riconoscibile e che richiami il pericolo biologico
  4. Facilemente riproducibile
  5. Simmetrico, per apparire uguale e riconoscibile da svariate angolazioni
  6. Accettabile e riconoscibile da individui di diversa etnia

Quei criteri escludevano immediatamente i simboli troppo in uso a quel tempo, come quelle della Marina e dell’Esercito, e simboli ambigui, come il bastone di Asclepio, che veniva piuttosto associato ai medicinali.

Charles Baldwin, un ingegnere per la salute ambientale di Dow, ha cercato di sviluppare un’icona visiva che rispecchiasse tutti i criteri, “dovrà essere riconoscibile ma non avere ancora un significato… così avremmo potuto facilmente istruire le persone su cosa voglia dire”.

 

Un simbolo per incutere timore

Lui e il suo team hanno mostrato una serie di 24 simboli a 300 persone provenienti da 25 città americane. C’erano sei loghi di rischio biologico di nuova concezione e 18 simboli comuni – cose come Mr. Peanut, la stella di Texaco, il simbolo dell’Olio della Shell, la Croce Rossa, persino una svastica.

Ai partecipanti è stato chiesto di indovinare il significato di ognuno di essi, ad ognuno dovevano assegnare un “punteggio di significatività”. Una settimana dopo, agli stessi partecipanti sono stati mostrati i 24 simboli originali, più 36 e chiesto di identificare quali simboli si ricordavano di vedere prima.

Tra i sei progetti in competizione, solo uno si è distinto. Ha ottenuto il punteggio più alto nella memorabilità, ma il più basso nella significatività. Quindi è stato indimenticabile, ma anche una lavagna totalmente vuota per i designer che volevano dargli

un significato. È diventato subito uno standard nazionale USA.

È facile ignorare quanto funzioni la comunicazione visiva su questo tipo di simbolo. Il design è semplice – hai solo bisogno di una riga e di un gognometro per ricrearlo. E a differenza della maggior parte degli altri simboli di pericolo, non fa riferimento a un oggetto o un’idea visibile. Eppure è rimasto iconico per decenni, aiutando le persone a riconoscere i pericoli gravi che potrebbero rimanere una minaccia per migliaia di anni a

venire. E ciò solleva la domanda: potrebbe il significato di simboli come questo resistere alla prova del tempo?

 

 

Quanto possono durare questi simboli?

Poche persone hanno riflettuto su questa domanda come Gregory Benford, un fisico e autore di fantascienza. Negli anni ’90 è stato invitato a lavorare al Waste Isolation Pilot Project, o WIPP, un enorme sito di stoccaggio di scorie radioattive nelle pianure sudorientali del

New Mexico, organizzato dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

Benford è stato ingaggiato per aiutare a calcolare la probabilità che qualcuno o qualcosa si intromettesse nel sito fintanto che esso rimaneva pericoloso – per circa i prossimi 10.000 anni. Si é scoperto che poche cose (al di fuori delle religioni organizzate e delle tradizioni ritualizzate) durano così a lungo. Un simbolo come Jolly Roger, ad esempio, non funzionerebbe per WIPP – la gente potrebbe non capirlo, o pensare che fosse un tesoro sepolto.

A partire dagli anni ’70, ingegneri, antropologi, fisici e scienziati comportamentali hanno proposto diverse soluzioni progettuali al problema.

Un’idea era quella di aggiungere un contesto al simbolo. Illustrando causa ed effetto in un fumetto in tre parti, i designer potevano comunicare il pericolo anche se il simbolo perdeva il suo significato. Ma questo presupponeva che le persone leggessero da sinistra a destra e capissero la causalità tra i frame.

 

Modificare l’ambiente per incutere timore

Così altri designer hanno iniziato a concentrarsi sulla creazione di un avviso senza comunicazione scritta, alterando la forma della posizione stessa. Disegnarono campi di spuntoni, blocchi proibitivi, piramidi giganti – disegni che sfruttano le paure e la sensazione di disagio creato dall’istinto umano. Anche allora, tuttavia, i progettisti non potevano essere sicuri se queste strutture fossero percepite come terrificanti o affascinanti.

Quindi, senza simboli, illustrazioni di base o strutture fisiche, come può un progettista comunicare efficacemente un avvertimento? Ecco dove arrivano le soluzioni di design più filosofiche.

 

La filosofia applicata alla simbologia

Nel 1984, il German Journal of Semiotics pubblicò una serie di soluzioni da vari studiosi. Il linguista Thomas Sebeok, per esempio, propose di creare un “sacerdozio atomico”, dove un gruppo politico esclusivo avrebbe usato i propri rituali e miti per preservare la conoscenza delle aree radioattive, come una chiesa. I filosofi Françoise Bastide e Paolo Fabbri proposero di ingegnerizzare geneticamente gatti bioluminescenti che si illuminerebbero in presenza di radioattività. Creando canzoni e tradizioni sul pericolo dei gatti incandescenti, l’avvertimento potrebbe durare quanto le più antiche reliquie di civiltà che abbiamo: la cultura.

Non esiste una soluzione definitiva per avvisare le persone molto lontano nel futuro.
Ma progettare simboli chiari e comprensivi continuerà ad essere una parte fondamentale di come manteniamo le persone al sicuro, almeno nel presente. Cambierà, così come i modi in cui comunichiamo visivamente, e i nostri simboli di avvertimento dovranno cambiare insieme a noi.

Anche ora, il timore che il simbolo del rischio biologico una volta doveva incuteva, con il tempo é iniziato a scemare. Oggi appare sugli abiti e sui prodotti di tutti i giorni, diventando lentamente più ordinario che straordinario.